lunedì 20 aprile 2009
Il sole 24 ore, tagli per 75mila posti letto entro i prossimi 5 anni
sabato 8 novembre 2008
Obesità? Mai più...
Fonte:AdnKronos
martedì 4 novembre 2008
Cassazione:va licenziato chi si fa timbrare il cartellino da un collega
(Data: 01/11/2008 8.58.00 - Autore: Roberto Cataldi)
mercoledì 1 ottobre 2008
Commissario firma potenziamento ospedali
Proprio per dare la massima celerita' possibile all'iter di realizzazione delle opere, il Commissario Spaziante ha deciso di assumere direttamente tutte le responsabilita' connesse a tale attivita' rinunciando a nominare soggetti attuatori. Nell'ordinanza sono previste specifiche disposizioni per garantire sia il costante monitoraggio e controllo degli interventi, sia l'unificazione delle procedure di acquisto per i beni della medesima natura.
Fonte:Asca
sabato 20 settembre 2008
Medici contro Brunetta:no alle pagelle su internet
Come se non bastasse, il presidente dei camici bianchi friulani rileva quella che sarebbe un’enorme svista che sta a monte delle dichiarazioni del ministro: «Le uscite di Brunetta non tengono conto di una peculiarità del sistema sanitario nazionale che è in massima parte pubblico: il paziente sceglie la struttura in cui vuole essere curato, non certo il singolo chirurgo. Questo dimostra una certa ignoranza da parte dei rappresentanti delle istituzioni che dovrebbero conoscere tutti i meccanismi».
La requisitoria di Conte non si ferma qui: «Si vuole ancora una volta stigmatizzare alcuni casi di cosiddetta mala sanità che di certo non si sconfigge mettendo in rete i curricula dei dottori o criminalizzando certe strutture sanitarie». Secondo il presidente dei medici «si deve ricordare che in massima parte ci sono carenze di tipo organizzativo che provocano gli episodi di cattiva sanità». Definisce «truculento» il linguaggio usato dal ministro.
Nessuna propaganda a spese della categoria, mette le mani avanti il presidente. «Vuole farsi propaganda il ministro?», si domanda Conte. «Ma non certo ricorrendo a questa demonizzazione». Quanto poi all’associazione chirurghi uguale macellai Conte stoppa qualsiasi facile equiparazione e va al contrattacco: «Tanti chirurghi fanno bene il loro dovere e non sono certo dei macellai. Noi rigettiamo il linguaggio del ministro e se dovessimo metterci sullo stesso piano, allora dovremmo proporre un test alcolometrico o tossicologico anche ai ministri».
martedì 26 agosto 2008
Anziano rifiutato da ospedali:sospeso medico di Cosenza
Cosenza, 22 ago. (Adnkronos) - Un medico dell'ospedale civile Annunziata di Cosenza e' stato sospeso dal direttore generale dell'Azienda ospedaliera di Cosenza Cesare Pelaia per il caso del 78enne con un aneurisma in corso che e' stato rifiutato da 11 ospedali, tra cui quello di Cosenza, per poi ricevere le cure adeguate ad Andria (Bari). La decisione e' stata presa al termine dell'incontro convocato dall'assessore regionale alla sanita' Vincenzo Spaziante con i dirigenti dei nosocomi calabresi interpellati per la gestione dell'emergenza. Altre due sanzioni disciplinari sono in corso nei confronti di altrettanti dirigenti sanitari dell'azienda ospedaliera bruzia. Sulla questione Pelaia non ha voluto rilasciare commenti, limitandosi a dire che ''e' un provvedimento cautelare, molto delicato''.mercoledì 20 agosto 2008
Ospedali finanziati e mai realizzati
Sono infatti 126 gli ospedali progettati e finanziati ma mai entrati in funzione.
A rivelarlo, un’inchiesta de Il Gazzettino, che svela una realtà fatta di sprechi, soprattutto nel Sud del Paese. Dall’indagine emerge che il l 75% di queste strutture, realizzate solo sulla carta, sono dislocate nelle regioni del Sud. Fra le varie strutture ospedaliere mai nate, 34 si trovano in Sicilia. Per questo assurdo spreco di denaro, ogni cittadino del Veneto, compresi i neonati, paga ogni anno 54 euro per sostenere i passivi prodotti dalla sanità delle regioni del Mezzogiorno. Stesso fenomeno, ma in proporzioni minori, nel Centro e al Nord, che hanno una percentuale di ospedali finanziati e mai realizzati rispettivamente del 14% e dell′11%.
Fonte:consorzioparisifal
domenica 10 agosto 2008
19enne morta dopo granita
lunedì 4 agosto 2008
Cassazione:medico asl favorisce studio privato?Scattano le manette
sabato 2 agosto 2008
Servizio di cardiochirurgia
Ancora una volta il Presidente della Provincia di Cosenza, on. Mario Oliverio, torna a sollecitare l’istituzione di un Servizio di Cardiochirurgia a Cosenza.
Lo fa tramite una lettera inviata al Presidente della Regione Calabria, on. Agazio Loiero e all’Assessore alla Sanità, Vincenzo Spaziante.
“Da più tempo –scrive Oliverio a Loiero e Spaziante- ho posto all’attenzione della Regione e, in particolare, degli assessori regionali alla sanità che si sono succeduti nel tempo, l’esigenza che nella città capoluogo della provincia di Cosenza possa essere attivato un Servizio di Cardiochirurgia.
Ritengo sia ormai maturo il tempo di effettuare scelte chiare e coraggiose per la costruzione di un sistema sanitario altamente qualificato e ben articolato sul territorio, i cui parametri di dislocazione dei servizi siano oggettivi e tengano conto della popolazione residente, dell'estensione territoriale e della presenza di specifiche patologie”.
“Una grande provincia come quella di Cosenza che con i suoi 750.000 abitanti rappresenta il 42% della popolazione dell'intera Calabria, in cui opera un presidio ospedaliero regionale che copre quotidianamente le necessità di un territorio che è oltre il 40% di quello dell'intera regione e che è punto di riferimento per l'intera rete degli ospedali distribuiti sul territorio della provincia –prosegue il Presidente della Provincia di Cosenza- non può continuare a rimanere priva di un servizio così importante. Migliaia sono i cittadini della nostra provincia che ogni anno sono costretti a recarsi altrove e notevole è il numero dei casi in cui un intervento pronto e tempestivo è condizione per salvare la vita”.
“Proprio in relazione a questi dati – aggiunge Oliverio- in questi giorni è in atto una comprensibile mobilitazione da parte dei Comuni, delle forze sociali e degli amministratori locali, a partire dal Consiglio Comunale della città-capoluogo, che chiedono a gran voce l’immediata istituzione del Servizio di Cardiochirurgia.
Sono certo, pertanto, di interpretare il sentimento comune e diffuso di sindaci, amministratori locali e cittadini se affermo che non è più procrastinabile una scelta così importante e decisiva per la salvaguardia della vita e della salute dei cittadini dell’intera provincia di Cosenza”.
giovedì 31 luglio 2008
Calabria:la giunta nomina Guerzoni dirigente generale dipartimento salute
(ASCA) - Catanzaro, 28 lug - La Giunta regionale della Calabria, riunitasi, a Palazzo Alemanni di Catanzaro, sotto la presidenza di Agazio Loiero, ha nominato, si legge in una nota, Andrea Guerzoni, da circa sette mesi direttore generale dell'Azienda sanitaria provinciale di Crotone, Dirigente generale del Dipartimento Tutela della Salute. Guerzoni sara' sostituito al vertice dell'Asp crotonese da Domenico Scuteri.
''La scelta che ha fatto l'Esecutivo - ha detto l'assessore alla Sanita' Vincenzo Spaziante - e' stata indirizzata verso una persona che, quando fu nominato dg dell'Asp di Crotone, vantava un ottimo profilo professionale.
Il tempo che ha passato al vertice dell'azienda ci ha consentito di verificare, direttamente sul campo, che la professionalita' gia' nota ha avuto un riscontro operativo positivo''.
''Il dottor Guerzoni - ha aggiunto Spaziante - ha avuto modo di dimostrare, concretamente, sia i suoi meriti professionali, sia una grande capacita' di inserimento in un contesto a lui sconosciuto e sia doti di grande equilibrio, serenita' e indipendenza di giudizio. Quella che ha appena fatta la Giunta, quindi, e' una scelta attentamente meditata e costruita su una comprovata capacita' operativa. La sua nomina costituisce conferma della validita' della scelta fatta sette mesi fa e siamo sicuri che le qualita' gia' dimostrate saranno di grande utilita' nell'assolvimento di un impegno di ancora piu' elevata responsabilita'''.
E' stata proprio la qualita' del lavoro svolto a Crotone dal dottor Guerzoni ad indurre la Giunta regionale a non sguarnire la direzione dell'Asp, dove ha voluto mantenere una continuita' ed un elevato livello di professionalita'. A tale scopo la scelta e' caduta sul dottor Domenico Scuteri del quale sono state sperimentate, nei tre mesi in cui ha diretto il settore amministrativo dell'assessorato regionale, l'effettiva esperienza e la concreta validita' a saper gestire ruoli di enorme delicatezza. ''Anche in questo caso - ha sostenuto l'assessore Spaziante - si e' trattato di una decisione preceduta da un periodo di produttiva sperimentazione. Proprio al fine di mantenere la necessaria continuita', il nuovo dirigente generale Scuteri potra' utilmente avvalersi della collaborazione del direttore amministrativo e del direttore sanitario che lavoravano con Guerzoni a Crotone e che con lui hanno realizzato un ottimo lavoro di squadra''.
''Mi sembra che le scelte fatte dalla Giunta - ha concluso Spaziante - rispondano a un metodo proficuo che premia capacita' sperimentate e quel gioco di squadra che costituisce condizione indispensabile per una ripartenza efficace nell'organizzazione e nella gestione del nostro sistema sanitario regionale che si fonda sulla qualita' delle persone e sulla loro capacita' di lavoro, lasciando fuori della porta ogni motivazione di natura diversa''.
mercoledì 23 luglio 2008
Avvocati in corsia
mercoledì 16 luglio 2008
Sprechi e scandali in corsia:una torta da 100 miliardi
oltre tremila amministratori
accusati di corruzione
Più denaro gira, più potere c’è da spartire e più il crimine impazza. Corruzione, tangenti, scandali politici, infiltrazioni mafiose e camorristiche nella sanità sono all’ordine del giorno. E di pari passo crescono l’inefficienza e gli sprechi, le assunzioni clientelari sono la prassi, i diritti diventano favori mentre tra organizzazioni criminali e mondo politico nascono (o si consolidano) nuovi legami. I magistrati, in più occasioni, questo rapporto di scambio lo chiamano «coabitazione».
Una torta da 100 miliardi
Tra ospedali, esami, cure e terapie varie, il business oggi vale 100 miliardi di euro, quasi il 7% della ricchezza del Paese, in media il 53% della spesa delle regioni con punte del 70-80%. Insomma è il naturale terreno di coltura della corruzione. «Appalti e convenzioni - denuncia Teresa Petrangolini, segretario generale di Cittadinanza Attiva - scatenano appetiti incredibili». Sarà un caso ma la fotografia delle regioni dove i conti della sanità sono in rosso, con poche eccezioni, è praticamente identica a quella dove si sono registrati gli scandali più vergognosi. Tangenti e sprechi, sprechi e tangenti vanno quasi di pari passo. Il pizzo si sposa alla raccomandazione, e fa un tutt’uno con l’eccesso di posti-letto e gli abusi sulle degenze. La Sicilia di Totò Cuffaro, che ancora l’anno passato perdeva mezzo miliardo di euro, la Campania degli ospedali controllati dalla camorra (-697 milioni), il Lazio di «Lady Asl» (-1,4 miliardi, su un bilancio di 9,3), ovviamente l’Abruzzo dove è appena scoppiato il caso Del Turco (-117 milioni), in prima fila.
Il regno della corruzione
Secondo la relazione presentata a fine 2007 dal Commissario anticorruzione tra il 2006 ed il 2007 su 6.752 persone denunciate per corruzione nella pubblica amministrazione ben 3.219 operavano nel campo della sanità. Il record spetta alla Calabria con 1.491 denunce su 1.759, ed una quota del 22% sul totale delle segnalazioni raccolte dalla guardia di Finanza. La Regione dove ancora si ricorda l’omicidio Francesco Fortugno, che le indagini legano agli interessi della criminalità locale al business sanitario, spende ogni anno circa 3,1 miliardi di euro con un disavanzo di 24 milioni.
Tutt’altra situazione in Lombardia, dove il bilancio della sanità supera quota 16,1 miliardi di euro su un totale di 40 ed i conti sono in attivo (+9 milioni): nonostante questo, però, ben l’83% dei denunciati (622 persone su 745) ha commesso reati in campo sanitario. E anche qui gli scandali continuano a susseguirsi: da quello storico di Poggi Longostrevi, l’ex «re Mida» delle cliniche milanesi, che nel ‘97 coinvolse 300 persone, a quello di poche settimane fa che ha visto protagonista la clinica Santa Rita (14 arresti per 90 operazioni sospette e 5 pazienti morti).
Negli ultimi sei anni i bilanci regionali hanno prodotto almeno 30 miliardi di deficit solamente a causa degli sprechi prodotti negli ospedali e nelle cliniche, in pratica il valore di un’intera finanziaria. L’anno scorso solo otto regioni sono riuscite a chiudere con i conti in attivo: le più virtuose sono state Lombardia, Veneto, Emilia e Toscana. Tutte le altre sono finite in rosso. Tra il 2004 ed il 2007 il Lazio ha accumulato 7,5 miliardi di debito, 4,5 la Campania di Bassolino, 3 la Sicilia di Cuffaro ed oggi di Lombardo. Che non a caso come assessore alla Sanità nelle passate settimane si è scelto un magistrato, l’ex pm Massimo Russo.
Nel 2007 la Regione Sicilia ha speso la bellezza di 8,5 miliardi di euro per la sanità (su un totale di 14,6), un miliardo in più dell’anno prima. In pratica 1.711 euro per ogni abitante, 6.850 euro a famiglia. «E’ imbarazzante osservare che si tratta del 30% in più di quanto spende la Finlandia, uno Stato più grande dell'Italia e con un sistema sanitario pubblico tra i più efficienti al mondo» ha denunciato giorni fa il procuratore generale della Corte dei Conti, Giovanni Coppola. Un bilancio che dovrebbe assicurare un servizio di qualità svizzera, mentre invece i soldi vengono dispersi in mille rivoli: mantengono un esercito di dipendenti (47.970, di cui ben 12.800 dirigenti, e 11 addetti per ognuna delle 269 ambulanze in servizio) e soprattutto alimentano una marea di convenzioni esterne: 1.844, con un costo per le casse pubbliche di 1 miliardo e 100 milioni di euro.
La Mafia e le cliniche
Nell’isola risale ormai agli Anni Ottanta la «decisione strategica» di Cosa Nostra di indirizzare sempre di più le proprie attenzioni al comparto della sanità. Un’infinità di medici sono coinvolti in inchieste di ogni tipo sino ad arrivare al caso limite, quello dell’ex presidente della Giunta Totò Cuffaro condannato a 5 anni per favoreggiamento aggravato nell’inchiesta che ha visto come protagonista Michelangelo Aiello, imprenditore del ramo costruzioni sospettato di essere il prestanome del boss Provenzano, e titolare della clinica Santa Teresa. Il processo contro «le talpe» ha rivelato che Aiello e Cuffaro si incontrarono in un retrobottega di Bagheria per concordare assieme le tabelle dei rimborsi per i diversi tipi di prestazione.
Tra il 2003 ed il 2006 sono stati 15 i consigli comunali e le Asl sciolte in Sicilia per infiltrazione mafiosa, 12 in Calabria e 14 in Campania. Regione che vanta il primato assoluto: visto che è stata la Asl4 di Pomigliano ad essere decapitata per prima a fine 2005. Stessa sorte è toccata alla Asl9 di Locri, in Calabria. Di scandalo in scandalo si arriva alla Puglia, dove l’ex presidente Raffaele Fitto è indagato assieme all’editore di «Libero» e del «Riformista» Gianpaolo Angelucci per una presunta tangente da 500 mila euro versata dal gruppo Tosinvest in cambio di un appalto da 55 milioni di euro e dove un direttore generale dell’Asl, quello di Taranto, è stato da poco condannato in primo grado per uno scandalo legato agli appalti.
La questione ambientale
«E’ una questione di ambiente: il pubblico diventa ad uso dei privati - spiega Petrangolini -. Spesso si dice che lo sforzo più grande un funzionario lo fa per ottenere l’assunzione, dal quel momento in poi non lavora più, si dedica solo a riempirsi le tasche. Il caso di Lady Asl è significativo: con le tangenti si arricchiva il singolo funzionario e poi veniva finanziato un intero sistema di potere». Passano gli anni, cambiano le giunte, ma il malaffare continua: nelle stesse ore in cui in Abruzzo arrestavano Del Turco nella capitale lunedì finivano in manette 5 tra imprenditori e funzionari dalla AslRmC, quella dove nel 2006 aveva colpito proprio Anna Giuseppina Iannuzzi. Allora si trattava di false prestazioni, oggi l’inchiesta riguarda un appalto da 21 milioni per il servizio informatico.
(Ha collaborato Giulia Palmieri)
martedì 15 luglio 2008
Sistema malato di clientelismo e sprechi diffusi
Sembrano sempre più un bollettino di guerra i resoconti del Servizio sanitario nazionale. Naturalmente non dappertutto e non sempre con la stessa gravità e intensità. Ma le cronache restano quelle: bilanci che (non dappertutto) sprofondano o rischiano di precipitare in tempi rapidi, malaffare e corruzione diffuse, disfunzioni di governance, un sistema di potere che non vuol saperne di staccare la spina da quel formidabile generatore di affari e di potenziale clientelismo rappresentato da 100 miliardi di spesa pubblica per la salute e da almeno altri 30 miliardi che escono direttamente dalle tasche dei cittadini.
Che quanto sta accadendo sotto il cielo del Ssn sia una «nuova tangentopoli» (Di Pietro) o un nuovo «teorema» della magistratura (Berlusconi), lo sapremo quando la giustizia (auspicabilmente presto) farà definitivamente il suo corso. Ma non è (solo) questione di garantismo o meno. Quando i sintomi si ripetono e si diffondono, un buon medico non può chiudere gli occhi: servono una diagnosi e una terapia. E per quel paziente ormai patologico che rischia di diventare il nostro Ssn, diagnosi e relativa terapia hanno ormai carattere d'urgenza. Nella consapevolezza che quel bene prezioso che va sotto il nome non sempre meritato di «universalismo sanitario», figlio di un welfare d'altri tempi, va difeso con le unghie e con i denti dai soprusi e aggiustato per quel che serve. Altrimenti non ci resterà che la "non assistenza sanitaria" modello Usa.
La sensazione è invece che in Italia le soluzioni vengono prese tardivamente. E che nel difendere l'«universalità» del Ssn, troppe volte si finisce per rilasciare il salvacondotto a tutto e a tutti. Cambiare per non cambiare, i gattopardi che non muoiono mai.
Si prendano gli esenti dai ticket: veri e propri evasori, mascherati dietro false autocertificazioni. Tanto, chi non paga le tasse, non paga tutto il resto alla solidarietà pubblica. Ebbene, si racconta che il 50-60% degli italiani siano in qualche modo ticket-esenti, eppure assai poco finora è stato fatto per contrastare i soliti furbetti della no-tax area. Un emendamento del Governo ora cerca di stringere il cerchio, grazie alla tessera sanitaria e alle maggiori informazioni di cui si dispone: ma ci voleva davvero tanto per arrivare a questa soluzione? E ancora: mentre si scoprivano gli allegri rimborsi alle cliniche private per prestazioni fantasma, nessuno s'era posto il problema dei mancati controlli nella catena di comando complessiva della gestione del Ssn. Adesso (ben venga) si è scoperto che i controlli erano per legge praticamente nulli e si vuole portarli almeno al 10 per cento.
Ora, è chiaro che i ticket non piacciono a nessuno: al cittadino che li paga e all'amministratore che teme di pagarne un prezzo politico. Ma per evitarli, i ticket, serve in ogni caso una gestione sopra ogni sospetto. Solo così si potrà salvare il salvabile dell'«universalità» della nostra sanità pubblica. Perché poi cominciano le danze del federalismo fiscale e allora sì che la sfida dell'«universalismo» rischia di essere persa. Definitivamente.
Fonte:il sole24ore.it
giovedì 26 giugno 2008
In aumento le chiamate al "118" in Calabria
sabato 7 giugno 2008
Cassazione:va rispettato il tempo libero dei lavoratori
sabato 31 maggio 2008
San Giovanni in Fiore:sindaco,reparti a rischio
venerdì 25 aprile 2008
Sanità, in Calabria irregolari 36 ospedali su 39
Catanzaro, 23 apr. - (Adnkronos) - La relazione della commissione d'inchiesta sulla sanita' nominata dal ministro Livia Turco restituisce dati preoccupanti sulla realta' calabrese. Trentasei ospedali su trentanove presentano irregolarita' su diversi fronti, come pubblicato oggi dal 'Sole 24 Ore' e da 'Calabria Ora'. ''E una relazione amara che puo' non piacere ma e' una fotografia realistica del sistema sanita' in Calabria'' ha commentato il presidente della Giunta regionale, Agazio Loiero, che si dice tutt'altro che sorpreso dei risultati. I dati sono stati raccolti dalla commissione presieduta dal prefetto Achille Serra prima e da Silvana Riccio poi, dopo la candidatura di quest'ultimo nella lista del Pd alle elezioni politiche.''I calabresi e' giusto che sappiano - ha agginto il presidente - non solo e non tanto per l'attribuzione di eventuali responsabilita' politiche, ma perche' il processo di miglioramento avviato non sara' indolore. Avere secretato il documento, d'altronde, non poteva certo secretare un realta' sotto gli occhi di tutti''. Loiero spiega quindi la sua ultima scelta all'assessorato regionale alla Sanita': ''Avere affidato a un tecnico di valore come Vincenzo Spaziante, la cui gestione e' stata apprezzata dalla stessa commissione dire che non ci sfugge la gravita' della situazione. La scelta di Spaziante, che proviene dalla Ragioneria dello Stato, e' scaturita dalla volonta' di riportare al controllo molecolare della Regione i bilanci delle Aziende sanitarie che apparivano fuori controllo, con disavanzi insopportabili''.
''Alcune questioni - ha concluso Loiero - come quelle della costruzione di quattro nuovi ospedali, Spaziante le sta affrontando con grande decisione nella sua qualita' di commissario per l'emergenza. Altre le stiamo affrontando con impegno in Giunta e sono certo che il Consiglio regionale fara' la sua parte. La relazione della commissione, in questo contesto, rientrera' nel programma di azione che stiamo portando avanti''.
Fonte:Adnkronos
venerdì 11 aprile 2008
4000 medici Calabresi avviano class action
mercoledì 2 aprile 2008
Sicurezza sulle strade:l'Italia al penultimo posto in Europa
Gli italiani al volante sono nuovamente indisciplinati. A cinque anni dall’introduzione della patente a punti, infatti, cala il numero degli automobilisti che usano le cinture: la media nazionale è passata dall’83,5 per cento di metà 2003 al 64,6 per cento del 2007, con una perdita di 7 punti percentuali rispetto al 2006. E questo è solo uno dei dati più eclatanti contenuti nell’edizione 2007 del progetto Ulisse, promosso dal Ministero dei Trasporti e coordinato dall’Istituto superiore di Sanità, che dal 2000 si occupa di rilevare quanto i guidatori italiani di mezzi a quattro e a due ruote usino i dispositivi di sicurezza passiva, come casco e cinture di sicurezza. Introdotto in seguito alla raccomandazione della Commissione europea 2004/345/CE del 6 aprile 2004 relativa all’applicazione della normativa in materia di sicurezza stradale, il sistema Ulisse rileva anche l’utilizzo del telefono cellulare durante la guida, le modalità di trasporto dei bambini o l’obbligo di accendere i fari di giorno sulle strade extraurbane. A svolgere il lavoro sul campo centinaia di persone che si prestano su base volontaria e gratuita, reclutate fra il personale di Asl, Istituto superiore di Sanità e uffici territoriali della Motorizzazione, coadiuvate da associazioni di volontariato. Che hanno fotografato la realtà di un Paese disposto ad acquisire comportamenti virtuosi, ma pronto a perdere in fretta la buone abitudini. Come nell’utilizzo della cintura di sicurezza, il cui picco è stato proprio nel 2003, al momento dell’introduzione della nuova normativa sulla patente. Mentre dall’anno scorso l’Italia si trova al penultimo posto in Europa nella classifica continentale dei guidatori con la cintura regolarmente allacciata. Non solo. Consultando i valori per di guidatori con cinture allacciate per singola regione, si nota come a Liguria e Veneto, in testa con una percentuale di utilizzo rispettivamente del 91,3 per cento e 89,1 per cento, si affiancano regioni decisamente indisciplinate, in particolare Molise, maglia nera con il 35,8%, seguito dalla Sicilia col 37,4 per cento e dalla Calabria col 39. Questione meridionale che si ripropone anche nell’uso del casco, con differenze ancora più marcate: valori compresi fra il 97 e il 100 per cento, a fronte di alcune province del Sud dove la percentuale dei motociclisti che lo indossano scende notevolmente – nonostante le virtuose eccezioni di Matera col 97,3 per cento e di Cagliari col 95,0 per cento – per arrivare a valori prossimi allo 0 per cento, soprattutto in città di piccole dimensioni. Sulla percezione del rischio, se alcuni non indossano la cintura per timore di rimanere intrappolati nella vettura in caso di incidente, il rischio emergente più grave e meno percepito dagli italiani riguarda l’uso del cellulare. Secondo i risultati – ancora in fase sperimentale – delle rilevazioni svolte nel 2007 a Milano, Norcia, Gubbio, Cagliari, Roma e Bologna, dai due ai quattro italiani su 100 guidano conversando al cellulare, senza vivavoce ne auricolare.Antonio Vanuzzo

